Plastic Tax: tutto quello che c’è da sapere

Nicole Di Giammatteo
Nicole Di Giammatteo | 5 minuti di lettura

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Bando alle ciance… e alla plastica! 

Se, infatti, con il decreto Sostegni bis, per l’entrata in vigore della vera e propria Plastic Tax bisognerà aspettare il 1° gennaio 2022, per la plastica monouso la campanella è suonata.

Dopo un susseguirsi di proroghe, è arrivato il 3 luglio 2021, data in cui l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione Europea sono chiamati ad adottare la direttiva Ue 904, la cosiddetta “Sup”, ovvero single-use-plastic.

Ma andiamo con ordine. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio:

bottiglie di plastica

Che cos’è la Plastic Tax

La super star di questi provvedimenti da assumere o già assunti contro l’inquinamento globale è di certo la norma chiamata Plastic Tax.

Si tratta della legge che introduce una tassazione speciale che riguarda le aziende produttrici di plastica non riciclabile.

L’obiettivo è quello di disincentivare il commercio e l’utilizzo di uno tra i materiali che inquina di più al mondo (continuando a leggere scopriremo nel dettaglio in che modo). 

A quanto ammonta la tassa? L’imposta è di 45 centesimi per ogni chilo di materiale plastico monouso venduto, i cosiddetti MACSI.

Cosa sono i MACSI e chi li paga?

I MACSI sono tutti quei prodotti impiegati per il contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci, anche in forma di fogli, pellicole o strisce, messi sul mercato per un singolo impiego e non progettati per essere riutilizzati.

La nuova tassa graverà principalmente su:

  • Le aziende produttrici di MACSI nel territorio italiano
  • L’acquirente dei MACSI
  • L’eventuale importatore di prodotti MACSI da Paese terzi

Per chi non pagherà la Plastic Tax, o adempirà al pagamento in ritardo o ancora ritarderà nella presentazione della dichiarazione, saranno ovviamente previste sanzioni.

Come abbiamo visto, c’è ancora tempo per mettersi in regola ed evitare di pagare l’imposta poiché l’entrata in vigore della Plastic Tax è stata posticipata da gennaio 2021 al 1° gennaio 2022.

Il discorso cambia, invece, per la Direttiva Sup.

Di cosa tratta la Direttiva Sup, ovvero la Single use plastic?

Prendendo come linea guida la legislazione dell’Ue già esistente, l’obiettivo della Direttiva Sup, in vigore dal 3 luglio 2021, è quello di vietare e disincentivare la produzione e commercio della plastica monouso.

Quella stessa plastica che ci ritroviamo abbandonata sulle spiagge.

Quella stessa la plastica che, una volta negli oceani, non sparisce mai, e che sta sterminando l’intera fauna marina. 

fauna marina con plastica

Stop, quindi, alle stoviglie di plastica come piatti, posate, bicchieri, alle cannucce, ai cotton fioc, ai tappi, ai coperchi, ai prodotti in polistirolo espanso, ai palloncini, ai contenitori in polistirene espanso (EPS) per bevande, tazze e consumo immediato o asporto di alimenti, e agli articoli monouso in plastica oxodegradabile.

In poche parole: plastica sì, ma solo quella riutilizzabile.

E al posto dei prodotti di plastica monouso, sono benvenute le alternative fatte di materiali riciclabili, completamente biodegradabili e a bassissimo impatto ambientale.

E le plastiche biodegradabili?

Addio alla plastica monouso, anche biodegradabile

Secondo queste linee guida, anche la plastica biodegradabile viene considerata alla stregua della vera e propria plastica.

E questo dipende dal fatto che le bioplastiche non solo tutte uguali e non si biodegradano tutte allo stesso modo.

Cosa sono le bioplastiche

Quello che rende un elemento biodegradabile non riguarda tanto la materia prima di cui è composto, quanto la sua struttura chimica. 

Quindi l’impatto che ha un materiale sull’ambiente è correlato al tempo che questo impiega a biodegradarsi.

Se infatti la definizione di bioplastica è quella di plastiche ottenute con elementi biodegradabili e compostabili, ci sono due differenze:

  • c’è la bioplastica creata da una pasta di acido lattico, amido (di mais, frumento, patate, tapioca, riso) o gli scarti della lavorazione del petrolio
  • e c’è quella che deriva da microrganismi alimentati con zuccheri o lipidi (ad esempio i sacchetti della spesa per i prodotti alimentari)

buste di plastica

La direttiva, però, dà l’ok solo a prodotti fatti con i polimeri naturali e non modificati, come la cellulosa.

Quindi le bioplastiche e plastiche vegetali, a prescindere dalla loro origine (fonti rinnovabili o petrolchimiche), rientrano tra i polimeri modificati chimicamente. Quindi vietati.

Questo perché allo stato attuale non è possibile stabilirne né gli effetti ambientali sul breve periodo né i tempi di biodegradazione al di fuori degli impianti di compostaggio.

Una specifica che preoccupa le aziende italiane, che sono responsabili del 66% di tutta la plastica biodegradabile d’Europa.

In attesa di altre linee guida, quali sono i prossimi passi da fare? 

Come preparare la tua azienda alle prossime tappe

Abbracciando il piano d’azione per l’economia circolare, l’obiettivo a cui puntare è quello di ridurre la produzione e il commercio di tutti i materiali usa-e-getta, di plastica o meno, e di prediligere prodotti o imballaggi eco-sostenibili e riciclabili.

scatole postali di cartone

Le scatole Packhelp, ad esempio, sono prodotte secondo il codice FEFCO e qui puoi scoprire i vantaggi di questo certificato.

Andando però oltre il packaging, sei sicuro che tutti gli elementi dei tuoi imballaggi siano eco-friendly?

Usa la carta per sostituire gli elementi in plastica della tua confezione

Se con la tua azienda sei passato al lato "green" scegliendo scatole di carta personalizzate, ciò non significa che tutta la plastica sia stata rimossa dal tuo packaging.

Il nastro adesivo è parte integrante della confezione del prodotto. Protegge in modo sicuro i tuoi prodotti e assicura che arrivino a destinazione nello stesso modo in cui sono usciti dal tuo negozio o magazzino.

Il problema è che molti nastri adesivi sono a base di plastica e quindi finiscono nell'ambiente e nelle discariche, proprio come la maggior parte delle plastiche monouso.

nastro adesivo kraft personalizzato

Passare a un'alternativa ecologica come il nastro kraft garantirà la sostenibilità del tuo prodotto. Questi nastri sono realizzati con carta marrone naturale o bianca ricoperta di colla naturale.

Anche i riempitivi in plastica dentro alle scatole possono essere sostituiti da alternative ecologiche che garantiranno comunque la protezione dei tuoi prodotti. Ad esempio sostituendola con un'alternativa sostenibile come la carta velina personalizzata.

Questa modifica non solo ridurrà la tua impronta di carbonio, ma probabilmente migliorerà l'esperienza di unboxing per i tuoi clienti.

In Packhelp abbiamo una gamma di prodotti ecologici per aiutare i marchi come il tuo a diventare più sostenibili. Clicca qui per avere un preventivo!

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